lunedì 28 giugno 2010

L'isola dei misteri

Non conosco tanto di Lost. Ho visto i primi dodici episodi; conosco alcuni nomi degli attori; per sentito dire so come si chiama uno dei produttori, quel J.J. Abrams che solo dal nome lo immagino come un pazzo evaso dall'Arkham Asylum (subito dopo questa frase ho cercato su Google. E' un nerdazzo, più che altro).
Dodici episodi. Sarà che ho iniziato tardi a guardare Lost, ma c'è gente che non l'ha visto per anni (magari soffrendo le pene dell'inferno), aspettando la fine e spararsi uno dietro l'altro i... quanti episodi sono? C'è gente che lo ha fatto, me lo hanno detto.
Guardai la prima puntata e mi piacque. Ma la vidi per caso, e non continuai a seguirlo. Non amo particolarmente le serie televisive: troppa attesa, troppo lunghe e poi gli sceneggiatori finiscono spesso per inventarsi cavolate una dietro l'altra solo per prolungare la lenta, lentissima agonia dei poveri telespettatori. La produzione, sì, fa i propri interessi, quindi è inverosimile aspettarsi serie televisive di successo con meno di tre stagioni all'attivo, giusto?
Chi intraprende il tunnel difficilmente tornerà indietro. Va avanti, per inerzia, mosso dal desiderio di curiosità. E' lì, paralizzato davanti allo schermo, con gli occhi rossi e le occhiaie a fare le nottate (ho sentito anche questo), cercando di capire.
Ma non c'è niente da capire in Lost, anche questo mi hanno detto. Dopo dodici episodi direi che sono d'accordo, per ora. Potrei rivalutare: è per questo che ho (ri)cominciato a interessarmi al cacciatore, al truffatore, alla piccola erborista dagli occhi a mandorla, al musicista tossico... etc.

...

Ci sono dentro, gli episodi si susseguono uno dietro l'altro sullo schermo del mio computer. Non ho le occhiaie né gli occhi rossi, ma inizio a sentire suoni metallici e a percepire cose...

Dodici episodi.
Vado avanti, consapevole del lungo cammino.


P.S.: No, non seguo Lost per Evangeline Lilly.

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