domenica 29 agosto 2010

Messer Dorato


Si distingueva per i lineamenti sottili e aggraziati, per me era semplicemente Il Matto.
Il viso dipinto da giullare non copriva del tutto il suo colorito dorato; i capelli splendenti, le mani affusolate che spuntavano dai polsini di pizzo del suo vestito da nobile personaggio.
Suonava il flauto, quella mattina di fine estate. Il vento soffiava forte, fuori, ed entrava nella stanza filtrato dall'arco di pietra che dava sul mare. Il Matto era seduto lì, accanto a quell'arco, su cuscini di seta, accatastati uno sull'altro in ordinario disordine. Smetteva di suonare, di tanto in tanto, regalandomi un sorriso incomprensibile, poi riprendeva a soffiare musica.

- Anche questa estate è arrivata al suo epilogo - annunciò il Matto allontanando il flauto dalle labbra. Scrutò il paesaggio oltre l'arco, lontano, giù fino al mare, dove le navi attraccate al porto oscillavano sulle onde illuminate dal sole pallido, nascosto tra i nuvoloni bianchi. Sospirò - Sarà un lungo inverno -
- Come sei teatrale - risposi sorridendo. - C'è sotto qualcosa, lo sento. Suoni il flauto il 25 dicembre e quando sei depresso o in ansia per qualcosa. Visto che Natale è ancora lontano... -
Non mi spinsi oltre. Non mi piaceva burlarmi del Matto. Lo facevo di rado, ma senza malizia, lui lo sapeva.
- Mi conosci bene - ammise con un sorriso triste.

Passammo la mattinata a parlare di chiacchiere di corte.
Arrivò il pomeriggio, ma il motivo delle sue preoccupazioni continuava a rimanere un mistero. Era sempre stata una persona con un certo contegno, elegante e celare cattivi pensieri e turbamenti emotivi. Forse, ma non me ne vantavo, ero l'unico a comprenderlo; quando sorrideva nei suoi spettacoli di intrattenimento, l'unico a capire che dietro quell'espressione divertita c'era invero malinconia e paura. Il Matto.
- Dalla morte del Re è passato tanto tempo. Da allora la mia vita a castello è diventata un'angoscia paragonabile solo alle Grandi Guerre. E' questo, amico mio, fratello: non ho più uno scopo. E a cosa serve vivere senza averne uno? Le stagioni vanno e vengono, scrivono il tempo e la vita della gente. Io sono fermo, bloccato dai miei timori, ma il tempo continua ad andare avanti, sempre avanti, inesorabile come un cappio al collo. E' divenuto il mio grande nemico. No, questo non ha senso -
Guardai il mio amico con attenzione, come per scorgere una lacrima nei suoi occhi incolore. Ma non pianse, come non lo aveva mai fatto prima. - Fratello mio, so come ti senti. Non è per compassione e misericordia che te lo dico, ma come sai, io ho perso l'intera mia vita, non solo uno scopo per andare avanti. Ma questo non mi ha procurato abbattimento. Le sofferenze sono il primo passo per creare qualcosa di nuovo. Di più bello, come meritiamo. Uno scopo. Un altro, per afferrare il tempo, viaggiandoci a cavallo, di pari passo. Come è giusto che sia per tutti, anche per te. Quindi ora ti dico: soffri, anche questo è nel giusto. So che riuscirai a ritrovare il tuo tempo nel tempo -

Arte oratoria da quattro soldi. Moralismo. I miei discorsi suonavano grotteschi uscendo dalla mia bocca da assassino di corte. Lo sapeva anche il Matto, che sorrise, questa volta con una punta di divertimento, ringraziandomi. - Sei un buon amico - disse con voce affabile - come lo sei nei miei sogni. Anche nei sentieri di Morfeo avresti speso una buona parola per un giullare depresso, anche solo per provare a risollevarlo di spirito, a tuo modo. Vivrai sempre nei miei ricordi. Caro fratello, mio Amore, il tuo ritorno a corte è stato provvidenziale -
- Conterai sul mio sostegno, Matto -
Mi guardò per ringraziarmi ancora, ma rimase in silenzio. L'espressione sul suo viso bastò a rasserenare i nostri animi. Meglio dell'Arte, meglio dello Spirito.

Il sole calò sul borgo, inghiottito dal confine tra cielo e mare. Ora, la notte.

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