martedì 14 agosto 2012

Anima di Paz, un giallo estivo

Qualcosa è andato storto. La stronza ha trovato una via di accesso per il mio mondo. Mi guarda dal buio, mentre l'aspetto. Non sento alcun rumore, ma so che è lì. Stronza, penso. Penso anche di fargliela pagare prima che colpisca, prima che arrivi alla mia pelle. La notte è sua. 
Ha vinto.
Attacca il mio arto sinistro, la mia palpebra socchiusa a conciliare il sonno. Niente, non riesco a riaddormentarmi, sono troppo scosso dalla sua presenza. Provo ad affrontarla con la luce elettrica. Dove sei, bastarda!? Sparita. Sa che la sto cercando. Voglio ammazzarla e riprendere a dormire. Non c'è. Cazzo, se è furba! 
Trascorro così le prime ore del mattino, quando il sole non è ancora sorto. Sveglio, gli occhi gonfi, non solo per la stanchezza. La notte è sua, ma è alla luce del sole che regolo i conti. Passano le ore. Così la trovo, immobile, sazia del mio sangue. Eccoti, brutta stronza, infame! 
Il giorno è mio, lei lo odia. Odia la luce del sole. Non ci capisce più niente. L'attesa paga. Ucciderla è fin troppo facile. 
Il suo corpo leggerissimo si sfalda, e lascia una chiazza di sangue sulla scena del delitto. E' il mio, bastarda. 


Così ho ucciso la zanzara che mi ha tormentato questa notte. Dopodiché, ancora incazzato, l'ho disintegrata impastandola nella gomma pane. Ora avrà un vero scopo, la stronza. Cancellerà le imperfezioni dei miei disegni rendendosi finalmente utile all'universo. 
Questo il mio racconto, la mia altra esperienza estiva di metà agosto iniziata alle tre del mattino. Credo di essermi riaddormentato, dopo, molto dopo, quando ormai l'equilibrio era rotto e non ho potuto che accettare la mezza sconfitta.
Una volta in cucina a fare colazione mi ritrovo ad affrontare una mattina omaggiata da una scarica di pioggia improvvisa; qualche tuono, il rumore delle macchine sulla strada bagnata, il cielo grigio e, solo in lontananza, l'azzurro estate. C'è umido, ma è sopportabile. Su di morale mi metto a leggere Giallo Scolastico di Paz, solo dopo aver osservato il mondo fuori dalla finestra, bagnato e invitante. La mattina è mia. 
La lettura mi prende, la intervallo a breve riflessioni... psicologia spiccia, visioni di ambienti astratti, persone che non esistono se non nella mia testa. Mi faccio trasportare fino a quando non decido di riprendere a leggere di Zanna che cerca di recuperare la sua polvere nascosta nella fodera di un'agenda.

Mi sento ancora fuori dall'ottica di Andrea Pazienza, ne conosco bene i motivi, per questo continuo ad affrontare le sue storie. E' adorabile, Paz; un genio, Paz; tutti glielo riconoscono, che era un genio. No? 
Sì.

Sei morta, zanzara. Cancellerai i miei errori.

Sono teoricamente in ferie, e vorrei trovare la forza per continuare a scrivere i miei bei capitoli. Penso anche al mio romanzo, quello finito. Tra un po' sarà la volta della copertina.
Non scrivo i miei capitoli ma ci rifletto, mentre il sole si mangia le nuvole e beve dalla terra bagnata.

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