lunedì 6 agosto 2012

Foreste tropicali fatte in casa

Lavorare tanto ad agosto vuol dire... 

Niente, non vuol dire niente. Vuol dire sudare e fare i conti con l'afa. Alzarsi la mattina invischiato per l'umidità tra cuscino e coprimaterasso non è certo una bella esperienza; non è bello nemmeno inforcare gli occhiali per andare a fare colazione e non vederci un tubo (lenti appannate). Peggio ancora trovare la scrivania bagnata e doverla asciugare con un asciugamano. 

Ma siamo al giro di boa. Agosto è arrivato - presto o tardi, non saprei dirlo - e settembre è in agguato... sperando che ci tiri fuori da questo inferno estivo. Oggi è tragica, per esempio. Posso riempire un bicchiere d'acqua facendolo volteggiare nell'aria.
L'estate è sopravvivenza. 

Nel frattempo continuano i lavori. Qualcuno ha già saputo dell'uscita del mio libro, dopo l'estate, altri lo sapranno più in là. E' la prima volta che ne parlo apertamente (intervista alla radio di Brundi Keiliakos a parte), è la prima volta che ne parlo qui. Non è ancora arrivato il momento di spammare la notizia.
E con l'editing da ufficializzare continuo a scrivere altro, pianificando roba varia. 

Ora sono all'80 % immobile. Si muovono le dita, gli occhi. Ah, se sto scrivendo tutte queste cacchiate stamattina è perché, almeno per un po', non ho uno stracacchio da fare. Riprenderò presto a lavorare, ma per ora mi godo questa piccola pausa, in vista delle ferie vere e proprie.

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