domenica 25 novembre 2012

American Horror Story Asylum, guardiamolo e dimentichiamolo in fretta

L'addotto e la ragazza interrotta giocano a scacchi
Vado controcorrente rispetto a giudizi tipo: questo. Esaminare American Horror Story Asylum - arrivato quasi a metà della programmazione, quindi al giro di boa - per me è molto semplice. E stranamente non mi sento in dovere di guardare il finale per tirare le somme di questo guazzabuglio che ha ben poco da spartire con la prima serie, un gioiellino del piccolo schermo. 

Presi dal successo, Ryan Murphy e Brad Falchuk hanno cercato di continuare il filone antologico (ottima idea), proponendo un'altra storia, altri personaggi e ovviamente un'altra ambientazione. Così si è rimessa in moto la macchina, che ci ha portato prima a una campagna di marketing fatta da tonnellate di teaser trailer lanciati uno appresso all'altro, foto, spoiler e la notizia - per quel che mi riguarda, orribille - della presenza di Adam Lavine nel cast. 

Due giorni fa è stato trasmesso in america il sesto episodio di Asylum, seconda stagione che proprio non sto sopportando. In rete ho letto molti giudizi positivi, commenti di gente entusiasta della storia e dei personaggi. E la cosa mi lascia assai perplesso.

Il primo episodio non mi aveva entusiasmato, ma chiaramente volevo e dovevo aspettare di guardarne almeno altri due per giudicare. Ambientazione anni Sessanta, un manicomio, una suora (ex di molte cose), un dottore, qualche personaggio grottesco gettato nella mischia, un serial killer, una che dovrebbe interpretare "la ragazza interrotta", un'altra a cui piace troppo il pisello, una giornalista omosessuale ficcanaso, il demonio... cos'altro, poi? Ah, giusto, la parte migliore: gli alieni. 
Già solo la presenza di questo malloppo di elementi toppa alla grande. Per lo spettatore c'è il piacere della scoperta? Non è come "tirare fuori dallo scatolone oggetti misteriosi una alla volta, esaminarli, fare congetture e immaginare storie" ma "prendere lo scatolone e svuotarlo con un sol gesto". A quel punti chi deve metterli in ordine decide bene di lasciar stare e dedicarsi ad altro. 

Con questo esempio da quattro soldi vorrei spiegare il motivo per cui la storia di American Horror Story Asylum è lontana dal successo della prima serie. All'esordio, cosa c'era di bello? Pochi cliché del genere horror sapientemente incastrati in una trama semplice, accattivante e non proprio scontata. Ed era proprio quello il punto forte! Riciclare e riappropriarsi degli stereotipi. Ogni episodio era studiato e ben equilibrato, tanto da finire sempre sul più bello e spingere lo spettatore a crepare dalla voglia di guardare il prossimo (pecularità basilare, quando di tratta di opere di ingegno per il pubblico). 
Vogliamo parlare dei personaggi? La caratterizzazione psicologica era perfetta, e già dopo le prime puntate scattava quell'empatia - quella scintilla che fa la differenza tra un progetto scadente e uno di buona qualità -  tra lo spettatore e i protagonisti. Tate, ispirato al compianto Cobain, bucava lo schermo. 
E ancora: scene memorabili sfumate da buone musiche, a formare una tracklist altrettanto memorabile. E poi i dialoghi, il montaggio, la fotografia, l'incedere degli eventi... che spettacolo!

Cosa abbiamo invece in Asylum? Il caos, l'anarchia. Se l'episodio pilota mi aveva lasciato sì scettico, ma speranzoso (solo perché arrivavo eccitato dalla visione della prima serie, mi viene da dire ora), già dal secondo e poi dal terzo episodio le cose cambiano. Non sono tanto i buchi di sceneggiatura a destare perplessità, ma questa voglia matta di inserirci di tutto e di più, pensando di fare del bene. Le riconferme di Jessica Lange ed Evan Peters non sono bastate. Secondo me il vero problema di Asylum è lo studio sbagliato dei personaggi, con relativo deperimento della storia che, almeno per ora, non mi pare granché. Preferivo le vicissitudini casalinghe della famigliola nella casa stregata, più che altro perché aveva un senso.

Sono consapevole del fatto che ciò che scrivendo può non essere condiviso. Ma ci sono delle trovate che obiettivamente rendono questo ritorno di American Horror pessimo e immemorabile. Ah, dimenticavo l'elemento nazista e la divergenze tra scienza e religione! Dèi santissimi, c'è anche la Madonna con il sorrisino da killer psicopatico nella sigla!

Dopo gli imbarazzanti dialoghi nella puntata sei tra Zachary Quinto e "sua madre", ho deciso che Asylum ha ufficialmente toppato. Un buco nell'acqua. Un'occasione mancata. Emotivamente parlando è scialbo, e dubito riuscirà a risollevarsi, ci metto la mano sul fuoco. 

L'anno scorso ho guardato AHS due volta di fila. Mi facevo sotto dalla paura, a volte. Ora guardo le puntate sbuffando e sonnecchiando. Ce ne sarà una all'altezza?
Ryan, Ryan. Cos'hai combinato?


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