giovedì 8 novembre 2012

La Vile Compagnia

Ieri ho preso l'ennesimo treno, il decimo (credo) nell'arco di sei giorni. 
Peregrinando, mi è capitato di incontrare di tutto in viaggio: ladri e killer appena usciti di prigione, psicopatici, schizofrenici, vecchie puzzolenti, suore col pizzetto (puzzolenti anche loro), bambini molesti, tamarri senza scarpe e via di seguito. Ieri è stato il turno di un gruppo di universitari, professori e ricercatori, che - guarda caso - si sono ritrovati tutti nella stessa carrozza. Un dramma. Avrei preferito il gruppo di comari compane che aveva preso posto provvisoriamente prima di questo branco di individui ben assortiti. Erano una decina, provenienti dalle università di Roma e Firenze (ah, un prof. fiorentino assomigliava a Bin Laden). 'nsomma, partiamo e questi iniziano a (s)parlare di tutto e tutti, lamentandosi degli studenti idioti, dei nuovi iPad, dei problemi dell'insegnare all'estero e cosacce varie. Senza ritegno. E a tal proposito c'era un mr simpatia in giacca e cravatta (accento romano ben distinguibile, strascicato come una pezza bagnata) accessoriato di una quantità variabile di bracciali colorati da bancarella; lui diceva di esserci già stato all'estero, e faceva presente che "Boston sul cibo è molto più cara di New York" e "... mmm, con 3.500 al mese, 20 dollari al giorno per mangiare... radice quadrata di 754, per tre diviso 5...". E i fiorentini lo ascoltavano. 
C'era anche una Rita Levi Montalcini de noantri, che si lamentava della comodità di viaggiare, che i giovani sono maleducati perché non l'aiutano spontaneamente a mettere i bagagli a posto, eccetera. Lei era il soggetto più irritante. Distribuiva frutta candida perché, secondo lei, la frutta candida fa placare la fame. Sia chiaro, non so se la frutta candida fa placare la fame o no, ma la Rita Levi de noantri a 'ncerto punto aveva rotto er ca***. E sempre a 'ncerto punto, 'sta Rita Levi tutta figa e tirata che dice? "Che palle questo treno, che viaggio lungo!". Beccata. Immaginate l'esclamazione che esce da un paio di labbra rinsecchite, e l'accento caratteristico fiorentino. 
Poi chi c'era...? Ah, sì. Un'altra di Roma, petto in fuori per far risaltare le grosse tette... E dietro le tette questa ci spariva, perché era un tipino minuscolo con la faccia da cane incazzoso. Lei sparlava degli iPad, ne voleva uno, mi pare di ricordare. Sì, ne voleva uno per "scrivere a word". Parole sue. 

Il viaggio continua. Parte della Vile Compagnia scende a Bari e io, finalmente, posso togliere le cuffie, un filtro sonoro che è servito a poco, purtroppo. Purtroppo. E leggevo il settimo di Lemony Snicket, che tra l'altro ho finito e non mi è nemmeno piaciuto. 

Si procede. Rita Levi è insofferente, come tutto il resto della Compagnia, quelli rimasti. Siamo in ritardo di venti minuti, ma tengo duro. Ho incontrato di peggio, penso, ho incontrato persone veramente moleste, penso, un gruppo di universitari sono tranquilli, a confronto. 

Pensavo male.
Sono a casa.

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