lunedì 5 novembre 2012

Ricordati che devi morire

Nonsense quanto il titolo, in questo post si parla di Lucca e di quel che è successo, o meglio, di ciò che ho visto. E non ho visto.
Ho visto cose belle e meno belle, e tante grazie. E dire che si stava mettendo male; a un certo punto ho rischiato di dare buca alla presentazione di Dark Rock Chronicles a Lucca Comics & Games. Avrei potuto giustificarmi dicendo che era stata colpa del treno... il che era vero, almeno nel mio caso. Disertare le presentazioni... non si fa, no no!

Comunque. Tutto è andato bene - piuttosto bene e, cosa importante, sono vivo. Vivo e a casa, al sicuro, e non su un treno affollato, né con i piedi in una pozzanghera. Vivo, e a casa. Quest'anno ho vissuto una Lucca surreale. Ho spartito i giorni con un un mare di emozioni che a un certo punto si sono annullate. Non ho provato niente, è stato... un Big Bang emotivo, un'implosione di sensazioni contrastanti. Fine. E che dire quando la stanchezza ha preso il sopravvento... 

A livello professionale è stata una Lucca positiva. Voglio dire, dài, presentavo il mio primo romanzo. Più positivo di così. No? Essì, dài.Non mi piacciono le telecamere. 

Ringrazio per l'ennesima volta i presenti in Sala Ingellis, quelli che non c'erano e che sono venuti a cercarmi, chi mi ha incontrato per sbaglio ma che è stato gentile e disponibile, chi non ho incontrato e mi dispiace tanto, chi ho visto da lontano manonpotevourlarecomeunidiotatralafollaperattirarelasuaattenzione. Ringrazio per i complimenti ricevuti, le telefonate di incoraggiamento e per chi era con me anche da lontano. E mi sento il dovere di ringraziare anche chi ha fatto finta di niente, fingendo di giocare al cellulare. Tante grazie, di cuore, davvero. 

Ma evidentemente Lucca non è stata solo la mia presentazione. Tutto è partito da una tipa sexy, seduta su una cosa amorfa (una mano?), con uno strano copricapo e un bacino deformato dal quale spuntava una gamba, deforme pure quella. Poi 150.000 presenze nei primi tre giorni. Poi una battaglia senza il protagonista e i soliti volti noti che presentano... sempre la solita roba. Poi un editor esaltato. 

Le mostre, belle. E alcuni incontri. Ah, gli acquisti. Le letture. Gesù in mezzo a una strada.
E parole non dette, le frasi fatte, le uscite fuori posto, i bagni chimici, gente esaltata che dice di essere uno spot vivente. Lucca. 

Lucca e le mura, i prati. I nuvoloni neri. Mary Poppins (sì, c'era anche lei), i cosplay ingombranti che bloccano le strade... e i camion di pomodori, anche quelli bloccano le strade. 

Il Japan Palace. L'ambulanza che soccorreva un tizio punto da un'ape. 

Gente che non parla, che forse neanche respira. Gente innamorata, che forse non sa di esserlo o non vuole ammetterlo. 

Lucca. La sera al pub. Pisa. Il treno. Poi la colazione. 

L'attesa, la salita, la discesa. Lucca. 

L'ultimo treno. L'ultimo treno e davanti a te la copia sputata del tuo personaggio immaginario protagonista del tuo romanzo, lì davanti, propro lì davanti. Che fai, che dici? E' lui, anzi lei! E' identica, come l'hai sempre immaginata. Le regali una copia del libro, scatti una foto? Lasci stare, perché ti sembra una cosa scema.


E poi il ritorno a casa, lontano dai mille colori di un frenetico fine settimana di novembre.
W le poppe!

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