venerdì 22 febbraio 2013

The Perks of Being a Wallflower


È sempre difficile raccontare una storia di adolescenti senza cadere nella retorica imposta da cinema e TV. Si finisce per rovinare tutto, o per distorcere messaggi e verità. Il cinema adolescenziale – genere a mio parare troppo bistrattato – racconta storie vere, o almeno ci prova; storie che appartengono a tutti, che formano, cambiano, distruggono o migliorano.

Noi siamo Infinito (barbara traduzione di The Perks of Being a Wallflower) è un film tratto da un romanzo epistolare di Stephen Chobsky, che nell’adattamento cinematografico diventa regista della sua bella storia. E così lo spettatore osserva come Charlie, ragazzo timido e intelligente (Logan Lerman), affronta il primo giorno di liceo e man mano tutti gli altri. Non conosce nessuno, e il suo migliore amico è morto suicida l’anno prima. Charlie confessa il dramma a Sam (Emma Watson) che decide assieme al fratellastro Patrick (Ezra Miller) di permettere a al ragazzo di entrare a far parte della loro compagnia d’amici; non per pietà, perché la sensibilità e l’intelligenza di Charlie coinvolge tutti. Ma se da una parte il ragazzo timido e impacciato vive una meravigliosa parentesi, frequentando feste, ascoltando David Bowie e assistendo a un'interpretazione dell’Rocky Horror Picture Show, dall’altra è devastato dai ricordi della sua cara zia, morta in un incidente d’auto quando era un bambino. Charlie ne soffre ancora, arrivando addirittura a condividere alcuni momenti tristi con allucinazioni relative al passato…

Il film riprende i temi principali del cinema adolescenziale, e non poteva essere altrimenti. Lo fa senza moralismi, senza considerazioni intrinseche, particolare che lascia spazio solo ai protagonisti e alle loro storie messe in scena in un’epoca non ben definita, che capiamo essere collocata tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta solo dalla presenza delle audiocassette. Chobsky tratta l’omofobia, la violenza sessuale, la morte, la gioia, gli amori e gran parte delle paure che un ragazzo deve riuscire ad affrontare senza poterle evitare. Il tutto narrato con delicatezza ed empatia; non c’è traccia di speculazione sull’inquietudine del mondo giovanile, cosa che generalmente il cinema adolescenziale è costretto a fare, talvolta senza mezzi termini, storpiando emozioni.

E poi c’è la musica, tanta, una colonna sonora che va dalla cupa Aspleep degli Smith al classico del Duca Bianco, Heroes. Ho apprezzato il film anche per questo, e per le citazioni e le discussioni sui grandi nomi della letteratura.

Buona la prova del trio di protagonisti. Ottima l’interpretazione di Logan Lerman, molto ispirato; non da meno Ezra Miller nella parte di Patrick, gay con uno spiccato sense of humor. Emma Watson non è più Hermione Granger, finalmente. Un’interpretazione professionale, ispirata come il resto del cast.

The Perks of Being a Wallflower arriva al finale senza bacchettare niente e nessuno. Perché mai si dovrebbe trovare a tutti i costi una morale in una storia così?

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