lunedì 7 aprile 2014

Product placement. Di medici in famiglia, energia elettrica e lady criminali disegnate male

Oggi scriverò di product placement, questo bel gioco di parole che riempie la bocca dei più. 
Ovviamente lo farò nella forma più becera e incompetente, ovvero da semplice spettatore medio con il cervello spugnoso capace di assorbire passivamente ogni messaggio piazzato lì sul piccolo schermo.

Allora parto, eh. Okay? 
Bene, ieri sera, preso da un evidente stato di profondo disagio psico-fisico, ho cercato conforto nella televisione, lasciandomi cadere sul divano e facendo in modo che la tv della domenica (la peggiore di tutte) facesse quel che le pareva con i miei occhi e il mio cervello. È successo che dovevo solo concentrarmi sul movimento del pollice sul telecomando. Fino a quando lo zapping mi ha trascinato dolcemente sul primo canale, poco dopo le 21:00. Avevo la pancia piena di pizza e coca e stavo per addormentarmi, tuttavia la sigla di una delle più importanti e seguite fiction italiane mi scuote. Continuo a fissare lo schermo con aria assente. Ed è qui che arrivo al punto:

1.1 - Complessiva. Interno, giorno. L'intramontabile Milena Vukotic è seduta a un tavolo con una ragazza. L'ambiente è accogliente e dalla finestra arrivano tenui raggi di sole che creano deliziosi giochi di luce. La conversazione dei due personaggi verte sulla possibilità della giovane di aprire una propria attività. La Vukotic, da perfetta e stagionata milf che è, parla sorridente alla ragazza di alcune agevolazioni offerte da una nota società per azioni distributrice di energia elettrica. 

MILENA LA MILF - Hai letto questi opuscoli? E*** E***** offre diversi vantaggi ai giovani che vogliono aprire un'attività!

1.2 - Dettaglio. Il logo della blasonata società per azioni è in bella mostra. Le dita eleganti della Milena milf scorrono sul testo dell'opuscolo.

RAGAZZA [Fuori Campo] - In effetti E*** E***** potrebbe permettermi di realizzare il sogno di sempre, aprire un bar per italiani medi che parlano di calcio e scommesse (o calcioscommesse) tutto il giorno! 

E qui inutile continuare perché sono arrivato al punto (e nel frattempo cambiato canale, grazie a un barlume di lucidità). Che dire, l'hanno fatta proprio grossa! Premesso, non sono contro il product placement, anzi. Bisogna essere completamente idioti per andare contro il product placement, no? Io però lo considero in una certa maniera - forse sbaglio o ho completamente travisato il concetto. Il PP esiste da un bel po', un decennio in Italia (come cita questo articolo: qui) ed è utile, vantagioso, una risorsa intelligente e inevitabile che permette - e alle produzioni televisive e cinematografiche e alle società che vogliono pubblicizzare un prodotto X - di andare avanti.

Ciò che mi ha fatto venire la pelle d'oca e fomentato l'irritazione latente che covo in petto è che il marchio della blasonata società per azioni sia entrato prepotentemente nella sceneggiatura, sottoforma di battuta e non come semplice apparizione grafica. Per cui mi chiedo, c'era davvero il bisogno di inserire uno spot - perché quella scena altro non era - nell'episodio di una delle più importanti e seguite fiction italiane? Evidentemente sì.

Il mio punto di vista - che ribadisco, è semplice, becero e da spettatore medio - è legato proprio all'irritazione provata nell'osservare le scena. Ero impotente, incredulo, presumendo che anche altri, come me, abbiamo provato la stessa cosa.

Credo che a volte si dimentichi di trovare un equilibrio. 
Mercificare una fiction è una cosa che condivido, naturalmente, ma quando se ne abusa, intaccando l'aspetto artistico, allora la faccenda cambia. Sempre da tizio-davanti-allo-schermo trovo nauseabondo dover restare e guardare due personaggi che discutono delle promozioni di E*** E*****, come se non ne avessimo abbastanza gli zebedei pieni di interruzioni pubblicitarie e messaggini sorridenti. 
Riconoscono - e non cambierò mai idea a riguardo - l'importanza della pubblicità, ma ultimamente l'invasione di loghi, messaggi sonori, grafiche che coprono 1/3 o più dello schermo (di siti internet e di altri mezzi di comunicazione) sta diventando di (abu)uso comune, e sempre dal mio punto di vista, lo trovo, ripeto di nuovo, tremendamente fastidioso. 

E pensare che in Italia il product placement non è nemmeno così radicato.
Personalmente lo considero un modo elegante e tutt'altro che invasivo di fare marketing. Riempire un set di prodotti legati a questo o quell'altro marchio è un investimento naturale e viene da sé ricavarne profitto. Mi sta bene anche il dettaglio della marca di telefonino utilizzato dal protagonista, il dettaglio del latte di soia bevuto dal nemico giutato dell'eroe di turno; o ancora, sempre in fiction da prima serata, il particolare del fumetto che negli ultimi tempi sta facendo tanto parlare di sé (alché penso che quelli di La** M*** hanno veramente un sacco di soldi da spendere, considerando che la sola presenza di un marchio si aggira attorno ai 20/30 mila euro. Ma non si trattava di un piccolo editore indipendente che voleva emergere? Okay, non divaghiamo...)

Il PP è questo, per me.

Andando un attimo a ritroso e per par condicio, posso dire di aver trovato irritante anche Alfred in uno dei film di Christopher Nolan su Batman, ricordate? Lì si faceva riferimento a un famoso prodotto gastronomico italiano. Quell'amaro digestivo che Mr Pennyworth (allora Michael Caine) consumò in quel di Firenze. Anche in quell'occasione l'equilibrio tra le parti saltò, e di questa "chicca" ne parlarono in molti, nel bene e nel male.

L'aspetto terrificante di questo sistema è che lo spettatore è un'entità passiva. Cambiare canale non serve, ovvio, non serve nemmeno lamentarsi o scrivere post inutili come questo. E il futuro non è certo luminoso. Se l'Italia si dimostrerà più ricettiva a sperimentare nuove forme di marketing avremo un Giorgio Mastrota a ogni angolo e in ogni pixel. Che l'invasione abbia inizio!

4 commenti:

Pia Ferrara ha detto...

Milena la milf e non ho altro da aggiungere

Marco Guadalupi ha detto...

Ma sì, simpaticamente... ;)


Giordana Gradara ha detto...

Spero che la pubblicità fatta e pensata in maniera così invadente ( e grossolana) riesca ad infastidire abbastanza lo spettatore medio da diventare controproducente per chi la sviluppa.

Marco Guadalupi ha detto...

È da un po' che ci penso. La volontà di realizzare cose brutte c'è, e in alcuni casi è palese(vedi ultimo spot della Ventura). Siamo arrivati al punto che le cose più chiacchierate sono quelle fatte male, perché spopola la moda del criticare a ogni costo.

Non è il caso dell'esempio del post, solo invadente e pacchiano.


ciao
Marco