venerdì 1 maggio 2015

L'amico di Maria fa il salto nell'iperspazio

Ieri sera avevo una gran voglia di bel un filmone lungo e tedioso. Un sonnifero. Le opzioni erano due, in comune grosso modo la stessa durata: Interstellar e il terzo dello Hobbit. Siccome Peter Jackson & Co. hanno iniziato a farla troppo sporca, da un paio d’anni a questa parte, per i miei standard, mi sono buttato senza pensarci troppo su Nolan. Una garanzia? Più o meno.

Premessa inutile. Sono un abitudinario. Se non c’è la copertina non guardo un film in salotto, come quelli che non riescono senza un bidone di pop corn da sgranocchiare. Come faccio d’estate? Di solito mi ritrovano la mattina dopo in un bagno di sudore, con la copertina tirata sul naso. Per cui sì, copertina anche d’estate. Non per il freddo, ma per difendermi dalle zanzare. Sono un abitudinario. Chiusa parentesi.

Il film inizia. Bello. C’è una prima ora abbondante davvero apprezzabile. Belle premesse, diversi spunti interessanti, ansia giusto un po’. La Terra sta morendo e l’agricoltura è diventata una pratica molto, molto preziosa, ma a un certo punto il protagonista decide bene di devastare il novanta per cento di un campo di grano per inseguire a bordo di un furgoncino un areoplanino telecomandato spuntato dal nulla. Il furgoncino aveva anche una ruota bucata, ma va be’.

La Terra è al capolinea, dunque, sono rimasti il protagonista, i figli e pochi altri personaggi. Cosa sta succedendo e come sta vivendo l’esperienza il resto del pianeta non è dato saperlo. Allora niente, arriva il momento in cui il protagonista (Matthew Mcconaughey, per la cronaca, d’ora in poi “l’amico di Maria”, la De Filippi), trova il modo di portare avanti la trama. Giocando con la figlia a “chi cerca trova” finisce per scoprire uno dei luoghi più segreti al mondo, una base Nasa. In questo film quelli della Nasa non sono fighi e spavaldi. Vivono nascosti come i rettiliani e nessuno se li fila, tant’è che a scuola la figlia dell’amico di Maria viene convinta con l’inganno che non c'è stato nessuno sbarco sulla luna. Ah!

Insomma, bando alle ciance. L’amico di Maria è destinato a salvare il mondo e per farlo deve attraversare un foglio di carta che gli permetterà di lasciare la galassia conosciuta per arrivare da un’altra parte, in una galassia sconosciuta, laddove tenterà di scoprire se ci sono pianeti disponibili dove trasferire e salvare l’umanità (rappresentata sempre dai figli e pochi altri personaggi e ogni tanto dal maggiordomo di Bruce Wayne, Alfred).

Da questo punto in poi Nolan e soci decidono che è arrivato il momento di ricordare agli spettatori che questa space adventure dal sapore agrodolce ha bisogno di un tocco di classe, non di un Bruce Willis qualsiasi che infila un bel suppostone nucleare nel culo di un meteorite. No. C'è bisogno di viaggi spazio-temporali, di discorsi teorici e metaqualcosa sull'amore e di cose che curvano. Nolan esce pazzo per le cose curve, come J. J. Abrams per i lens flare (e anche qui ce ne sono parecchi, guarda caso). Prima della fine succedono un po’ di cose, poi l’amico di Maria viene ingannato come la figlia e capisce che non c’è speranza, che il viaggio nell’altra galassia è stato inutile, fino al momento in cui...

Seriamente, non sono pentito di aver scelto Interstellar (se ripenso alla martellante colonna sonora di Hans Zimmer forse un po’ sì), ma il brusco passaggio tra prima e seconda parte non mi ha convinto. Non mi aspettavo nulla di diverso rispetto a quello che ho visto, ma constatare di essere rimasto impassibile al finale è tutto dire. 
Con questo, ecco le cose che mi sono piaciute e le cose che mi sono piaciute meno
Piaciute: 
- Matthew Mcconaughey. Dato per scontato che non c'è nessuno al mondo che sappia scrivere il suo nome esteso senza fare copia e incolla da Google (lui compreso), Matty si dimostra ancora una volta un ottimo attore, in grado di tirare fuori il meglio di sé in qualsiasi scena. Non mi ha commosso come in Dallas Buyers Club, ma anche questa volta fa la sua figura. Cosa sei diventato, Matty, riguardo Sahara e non ti riconoscono più. Bravo! 
- Regia. L'accostamento con Gravity (roba che ho letto in rete) non regge. Nolan è visionario e Interstellar non poteva che rispecchiarlo in tutto e per tutto. 
- Effetti visivi/speciali. Mi spiace averlo mancato al cinema. Ho mezzo rimediato aspettando l'uscita home video, ma evidentemente non è stata la stessa cosa. Non sono esperto del genere, se ci sono state cafonate tecniche non le ho notate. Perlomeno non si polverizzano i corpi quando si romporono le visiere dei caschi...
- Colonna sonora. Come sopra, martellante, ma se dovessi descriverla in una sola parola direi azzeccatissima. 
Piaciute meno:
-  Il pianeta Terra. Sta arrivando la fine e il mondo e l'umanità è rappresentata da una fattoria, una famigliola e qualche campo di grano. Seriamente?
- Il cattivo. Tale dottor Mann. Utile quanto un dosso articiale. So che ci sei, ti vedo, mi devo fermare per proseguire, freno, ti supero e riparto. In questo caso il dosso fa pure una brutta fine.
- Discorsi retorici e spacconate. A un certo punto si parla d'amore. Discorsi teorici in stile Moccia, direi. Poi Matty gioca a fare Bruce Willis e fortuna che non succede per tutto il film.
- Anne Hathaway. Sopravvalutata. Riesce a piangere a comando o a farsi venire gli occhi lucidi semplicemente sbattendo le ciglia un paio di volte. Per il resto del tempo scompare dietro la grande ombra di Matty.

Nessun commento: