sabato 6 giugno 2015

Il peggior compleanno

Giugno. Sono le sette di un sabato mattina. Un bambino che non conosco entra nella mia stanza. Sa che è il mio compleanno. Si guarda attorno, curioso. Ha un fumetto di Diabolik in mano e inizia a parlare della sua vita. 

Sembra un incipit di un romanzo weird, ma è quello che sta succedendo davvero. Uno dei risvegli più traumatici della mia vita. Lì per lì la cosa mi rende nervoso. Al bambino mi rivolgo in maniera un po' scontrosa; quell'atteggiamento mi fa venire i sensi di colpa, ma non riesco a sorridere, né a parlargli serenamente. Sono steso sul letto, aspettando e augurandomi che l'ospite non invitato vada via il prima possibile. Voglio iniziare la mia giornata. 

Parla, parla in continuazione. Dice di frequentare la quarta elementare e adora i fumetti di Diabolik. Non ne conosce altri. Così mi alzo dal letto e gli mostro alcuni numeri di Topolino che ho su uno scaffale. "Ma non sono per bambini?" fa Alex; si chiama così, come uno dei personaggi delle mie storie. Rispondo che no, Topolino è per tutti e che lo leggo perché mi serve, per lavoro... per disegnare. 

Di me sa già troppe cose. La mia età, soprattutto, che scrivo e che disegno. Continua a guardarsi attorno, rimane colpito dai poster di Harry Potter e da altri oggetti sparsi nella mia stanza, tra cui la riproduzione in scala di una DeLorean di carta, quella di Ritorno al Futuro. Lo invito a sedersi sul mio letto. Voglio che vada via, ma non mi va che rimanga in piedi. Si siede. Sfoglia i numeri del Topo. Dopo un po' gli mostro anche dei fumetti di Adventure Time. Conosce Finn e Jake, guarda le loro avvenure in TV. "Puoi leggerli, se vuoi" gli dico. Risponde di no, lui legge solo quando ha tempo e quando non ha nulla da fare. "E ora sto parlando con te" aggiunge.

Mi fa i complimenti per il PC. Lui non ha un computer.
Mi chiede quanti libri ho letto. "Tanti" rispondo. Lui ventiquattro, compresi i fumetti di Diabolik. Dice che legge anche Geronimo Stilton

A un certo punto, dalla tasca Alex estrae il suo telefono. Spiega che da grande vuole lavorare nelle unità cinofile. Gli piacciono i cani ma non ne ha uno. Noto che lo schermo del cellulare ha una grossa crepa in mezzo. Alex racconta com'è successo: in bici, ieri, uno scontro contro un muro, ma funziona ancora. 

Le chiacchiere di Alex continuano a distrarmi. Inizio a trovarlo interessante, a riflettere su ogni parola che dice. Fantastico sulla giovinezza, su come riesco a interagire con una persona più giovane di me di venti anni. Non me la cavo male. È sempre il mio mondo e Alex, decido, mi trova interessante.

Quando lascia la stanza per andare via un po' mi dispiace. Il bambino mi saluta garbatamente e  chiede se può prendere uno dei miei fumetti. Rispondo che non posso, mi servono, ma che cercherò qualcosa da regalargli domani, quando ritornerà, alla stessa ora.

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