mercoledì 23 settembre 2015

Birdman

Arrivo tardi. Ho i miei tempi. Mi piace rispettarli.

Recuperare Birdman è stato un piacere. Ammirare attori in gamba, il virtuosisimo tecnico, i dialoghi sferzanti. Tanta roba! Ma bando alle ciance, arrivo subito al punto. Ecco le cose che mi sono piaciute e quelle che mi sono piaciute meno di Birdman


Piaciute 

- Recitazione. Povero cast! Attori spremuti, costretti a convinvere con l'ansia, il terrore, non potento mai sbagliare. Bravi, eccezionali. E ispirati, pure. Emma Stone una spanna su tutti (ma questo lo scrivo solo perché l'adoro).

- Regia. Strettamente collegata con la sceneggiatura. La (le) ripresa(e) in piano sequenza è(sono) stata(e) impeccabile(i). Prima di tutto perché se n'è fatto un uso intelligente, secondo perché si presta perfettamente a una storia come Birdman. La sensazione di assistere a un flusso continuo, riflesso della realtà; il muoversi con gli attori; l'effetto "assenza di montaggio" e il passaggio dal giorno alla notte; la concezione del Tempo e dello Spazio e un mucchio di altre micro percezioni. Che ve lo dico a fare? Guardatelo.

- Concetto/trama/morale. Birdman non fa morale, nel senso che in primo luogo è lì per raccontare una storia, la carriera di un personaggio. Il resto è un riflesso, una conseguenza - o almeno, è quello che lo spettatore è spinto a credere. I messaggi infatti non mancano, anzi. Si fa satira, si sputa in faccia alla società ogni due battute, descrivendo la mediocrità che ci sta divorando, lenta e inesorabile. Ma Birdman è soprattutto amore. Accettare ogni conseguenza, seguire il flusso. Volare, riscoprire se stessi, senza possibilità di tagliare, cancellare, montare momenti più belli eliminando quelli brutti.
Se non lo avete visto, o se volete rivederlo, provate a guardare Birdman in silenzio, magari con nessun altro in casa. Proverete un sacco di sensazioni in più rispetto la visione al cinema. Da soli, davvero, provate. E se siete in vena di seghe mentali è l'apoteosi.

- Piano sequenza. Se n'è parlato molto, prima e dopo l'uscita del film. A me il piano sequenza piace tantissimo. Mette a dura prova gli attori (e non solo) ma se fatto a puntino, il risultato è favoloso. Non a caso uno dei miei film preferiti è Nodo alla Gola di Alfred Hitchcock; con i mezzi dell'epoca Alfy ne fece un capolavoro. In Birdman si passa attraverso le finestre, si superano porte, si cammina lungo corridoi e si arriva fino al palco del teatro, per non parlare della vita dietro il sipario. Complicazioni tecniche, ma che spettacolo! 

- Musica. Il ritmo è scandito perlopiù da assoli di batteria jazz. L'autore si chiama Antonio Sanchez. Follia ed equilibrio al contempo. 


- Emma Stone. Sta là, si vede poco, ma sta là e quando è il suo turno il momento è solenne. Vagamente, ma molto vagamente, mi ha ricordato il personaggio interpretato da Gwyneth Paltrow ne I Tenenbaum; si chiamava Margot, ma era molto più emo rispetto a quello della Stone. 
Ecco, voglio dirlo. Se Birdman è meraviglioso, è anche grazie alla presenza di un paio di occhi grandi come arance. 


Piaciute meno
- Non ce ne sono. Paradossalmente direi lo stesso piano sequenza, perché nei primi venti minuti ti prende alla testa e vuoi che finisca il prima possibile, ma fa tutto parte dello spettacolo. Sensazioni, capito? Sensazioni!
È più o meno tutto. Birdman è un'esperienza che va vissuta, a prescindere dagli spunti di riflessione e dagli Oscar. L'ho guardato al momento giusto, proprio quando ne sentivo il bisogno. Perché non c'è niente di più intenso che vivere una storia rispettando i tempi.

Un paio di occhi grandi come arance


Nessun commento: